Smartphone, social e minori: vietare o moderare?

3 Aprile 2025

Tempo di lettura: 3 min.

Quando, agli inizi degli anni Duemila, gli smartphone sono diventati accessibili al grande pubblico, hanno subito avuto presa anche tra i giovanissimi, attratti da schermi colorati, intuitivi e soprattutto sempre pieni di novità. I genitori hanno reagito a questo ‘incontro fatale’ con atteggiamenti molto diversi. Alcuni hanno ceduto il proprio dispositivo ai figli, soprattutto per intrattenerli in momenti d’attesa – in viaggio, in coda alla posta, nello studio del pediatra – , senza interrogarsi troppo sui possibili effetti e sulla qualità dell’intrattenimento offerto. Altri hanno invece manifestato perplessità e diffidenza, arrivando a vietare del tutto l’utilizzo di smartphone e schermi connessi alla prole. Per molti, invece, la cosiddetta ‘via di mezzo’ è sembrata la strada più percorribile, nel tentativo di bilanciare le opportunità e i rischi impliciti in questi strumenti. A complicare il panorama è stato l’avvento dei social network, piattaforme sociali teoricamente aperte a utenti dai 14 anni in su, in realtà frequentate anche da bambini, che aggirano facilmente le barriere d’accesso.   

 

La situazione in Italia

Nel nostro Paese, i dati che monitorano il pervasivo fenomeno della connessione alla rete mostrano come l’età di utilizzo e possesso di uno smartphone si stia progressivamente abbassando: il 94% dei minori tra gli 8 e 16 anni ne fa uso, sette su dieci tra gli 8 e i 10 anni usano regolarmente i social e le piattaforme streaming (1) e quasi l’85% dei giovani tra gli 11 e i 19 anni possiede di fatto un profilo su un social network (2). A preoccupare è il fatto che i bambini, nel loro tempo online, frequentino proprio i social media ambienti pensati per utenti adulti, in cui sono presenti contenuti che possono avere un’influenza potenzialmente negativa sulle loro personalità ancora in formazione.

 

Vietare come strategia

Supportate da ricerche che monitorano gli effetti dell’utilizzo precoce di smartphone e social network da parte dei bambini, sia nella società civile sia tra gli esperti, sono emerse molte iniziative concrete di contrasto. In Gran Bretagna, per esempio, è cresciuto il movimento Smartphone Free Childhood, fondato nel febbraio 2024 come gruppo WhatsApp e ora diventato una comunità di oltre 150mila genitori. Insieme, sollecitano il governo perché tuteli l’infanzia dalle logiche degli algoritmi degli ambienti digitali. Negli Stati Uniti, il saggio La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli è campione di vendite e apprezzamento. L’autore Jonathan Haidt sostiene che siano necessarie drastiche riforme per migliorare la salute mentale dei giovani, tra cui evitare di dare smartphone ai ragazzi prima delle scuole superiori e vietare l’uso dei social media fino ai 16 anni. Soluzione questa di fatto proposta per legge dal governo australiano, che impedisce l’accesso ai social per gli under 16 e delega alle piattaforme l’obbligo di verificare l’età degli utenti. In Italia, invece, è attiva la petizione Stop Smartphone e Social sotto i 14 e 16 anni, promossa dallo psicoterapeuta e scrittore Alberto Pellai e dal pedagogista Daniele Novara e sottoscritta da quasi 100.000 persone.

link: https://www.change.org/p/stop-smartphone-e-social-sotto-i-14-e-16-anni-ogni-tecnologia-ha-il-suo-giusto-tempo 

 

Educare all’uso consapevole 

A queste voci, si affiancano approcci più sfumati che propendono per percorsi che conducano a un’autonomia graduale nell’utilizzo degli strumenti digitali. Istituzioni, scuole e amministrazioni locali spesso promuovono iniziative che aiutino le famiglie a guidare bambini e i preadolescenti verso l’uso consapevole di smartphone, social, videogiochi e tecnologie in generale. Un esempio è rappresentato dai cosiddetti Patti Digitali, che impegnano genitori, scuole, oratori e società sportive, insomma tutta la comunità educante, al rispetto di regole condivise, in modo da ridurre la pressione sociale che stimola a un uso precoce dello smartphone e a ritardarne il più possibile l’arrivo nella vita dei giovanissimi. In questo processo vengono in aiuto dei genitori sistemi di parental control, regole chiare e limitazioni che aiutano a stabilire dei confini, nel tempo e negli spazi e soprattutto un dialogo costante tra adulti e ragazzi, fatto di ascolto, confronto e ricerca di soluzioni condivise.

link: https://pattidigitali.it/ 

 

Fonti

  1. https://www.mimit.gov.it/it/notizie-stampa/consumo-dei-media-digitali-e-comportamenti-dei-minori-presentati-i-risultati-della-ricerca-promossa-dal-mimit-con-la-collaborazione-scientifica-delluniversita-cattolica-di-milano 
  2. https://www.istat.it/it/files/2024/05/Bambini-e-ragazzi-2023.pdf 

 

 

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